Colgar: subfornitori, un circolo virtuoso che conquista la Cina

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Alberto Viganò
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Alberto Viganò

La globalizzazione è di casa a Cornaredo dove ha sede la specialista milanese delle macchine da asportazione (fresa-alesatrici verticali e orizzontali) e di formatura, piegatrici e cesoie, Colgar. L’azienda – 18 milioni di fatturato per 93 dipendenti con un 60-70% di esportazioni dirette alla Germania in primis e poi ai Bric – è passata nel 2013 da mani italiane a una proprietà cinese che non ha voluto alterarne i modelli di business né, soprattutto, l’indotto. «La produzione è rimasta al 100% italiana e anzi quasi del tutto lombarda», ha detto a Subfornitura News il responsabile marketing e vendite di Colgar Alberto Viganò, «ed è solo in parte realizzata internamente. Fornitori strategici di caratura mondiale garantiscono controlli numerici, motori e azionamenti. E possiamo poi contare su una rete di terzisti che per la maggior parte sono anche nostri clienti e utilizzano macchine Colgar». Questo consente all’azienda di dare vita a un vero e proprio circolo virtuoso di subfornitori che da un lato la supportano nelle operazioni di taglio, formatura, sgrossatura e finitura necessari alla creazione delle strutture. E dall’altro sono destinatari del «trasferimento di alcune nostre competenze e conoscenze utili a migliorare la precisione nelle fasi di montaggio dei macchinari. Con questa politica riusciamo a fare crescere al tempo stesso il nostro business e il nostro indotto». Nonostante la provenienza geografica dei nuovi investitori la Repubblica Popolare sembra attrarre Colgar solo per il suo potenziale bacino di clientela: «Il ricorso a operatori locali è stato preso in considerazione», ha detto Viganò, «ma soltanto in prospettiva futura e solo per la realizzazione di prodotti made in China e destinati al mercato interno cinese. La motivazione sta nelle differenze qualitative che ancora separano il manufatto occidentale da quello cinese su semilavorati e componenti; e nella minore longevità del made in China. Certamente assisteremmo a una diminuzione dei costi di produzione ma a patirne sarebbe l’eccellenza che perseguiamo. A quel punto», ha notato, «dovremmo concorrere coi Paesi dell’Est europeo, a loro volta meno precisi e avanzati e però competitivi per prezzi e manodopera».
In Italia e in Lombardia Colgar ha a disposizione uno zoccolo duro di partner spesso già attivi a livello mondiale e anche in questo caso può beneficiare della loro buona nomea: «Possiamo così mostrare alle multinazionali potenziali clienti», ha detto Viganò, «che i nostri contoterzisti già lavorano per loro su macchine Colgar e questo rappresenta un propulsore per altre nuove vendite».
L’utilizzo del prodotto Colgar in diversi settori del manufacturing – dalla formatura al taglio sino alla finitura – offre ai terzisti la possibilità di sviluppare o accrescere una versatilità che sui mercati si trasforma in valore aggiunto e permette di agganciare interlocutori provenienti da settori industriali disparati. Una stretta partnership con il network dei fornitori consente altresì alla società della provincia di Milano di attivare strategie di contrasto a quel credit crunch che ostacola l’investimento in innovazione da parte di tante imprese di varia taglia. «La politica di Colgar», ha concluso Viganò, «prevede in alcuni casi che essi stessi si fabbrichino in casa le strutture delle loro future macchine che hanno acquistato seguendo il nostro iter qualitativo e con la nostra assistenza, risparmiando notevolmente sull’acquisto».

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