CMZ: i nostri terzisti non hanno frontiere

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Paolo Paccagnini
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Paolo Paccagnini

Il quartier generale del gruppo Cmz si trova a Bilbao nei Paesi Baschi ma con il tempo l’azienda ha aperto filiali di proprietà in Francia, da dieci anni, e successivamente in Germania e Regno Unito (nel 2009); infine in Italia, dove agisce dal 2012. L’originaria vocazione dell’azienda si identificava con le lavorazioni conto terzi su commessa di grandi costruttori globali di macchine utensili. Specializzata sui torni a controllo numerico a bancale inclinato, Cmz ha optato per le produzioni a marchio proprio solamente in un secondo momento e ai fini della presente inchiesta il suo caso è esemplare per motivi di segno diverso. Da un lato rappresenta la tendenza a conservare in casa la più gran parte dei processi strategici. Dall’altro però permette di osservare come una presenza distribuita su una varietà di mercati globali offra visibilità su un più ampio ventaglio di fornitori e potenziali tali facendo sì che a seconda delle necessità se ne possano selezionare soltanto i migliori. «La nostra politica», ha detto a Subfornitura News l’amministratore delegato di Cmz Italia Paolo Paccagnini, «è quella di realizzare le parti meccaniche essenziali internamente in vista di un migliore controllo dei costi e della qualità dei manufatti. Riteniamo questa scelta la più razionale in ambiti quali la rettifica, la fresatura e la tornitura. Possiamo però contare allo stesso tempo su un numero di terzisti che ci forniscono prodotti specifici come controlli numerici, viti e cuscinetti, motori o pompe idrauliche. Li reclutiamo sul mercato globale con una scelta attenta per instaurarvi relazioni solide e durature».

Molti sono gli articoli importati dal Giappone dove il produttore spagnolo può contare sulla partnership con specialisti di comprovata qualità e affidabilità che agiscono al suo fianco da oltre vent’anni con rapporti di vendita diretta. Ma anche l’Italia gioca la sua parte, «con un’azienda di vertice a livello europeo nell’industria dei mandrini autocentranti a controllo idraulico» né è peraltro da escludersi l’ingresso nel novero delle alleate di qualche altro nome ancora. «Per il momento il ricorso ad altri collaboratori non è stato concretamente preso in considerazione», ha detto Paccagnini, «ma resta comunque una prospettiva plausibile. Fondamentale è però che questi possano garantire l’eccellenza per le nostre realizzazioni perché solo da questo dipendono la buona salute e la crescita del gruppo Cmz nei panorami mondiali. Quel che sicuramente non rientra nei nostri piani», ha però chiarito, «è il dialogo con l’estremo oriente. Non ci interessa oggi da un punto di vista commerciale perché vogliamo seguire i clienti da vicino con personale formato dalla casa madre e perché l’Europa garantisce volumi di vendita importanti. E non ci attraggono le lavorazioni low cost».
Con volumi di produzione da 400 macchine l’anno Cmz ha salutato l’anno scorso un incremento del 17% del suo giro d’affari in un’Europa trainata dalla Germania e dall’Italia, dove i fatturati sono saliti del 40% grazie a un tornio interamente realizzato in ghisa con guide piane indirizzato alle esigenze delle imprese locali.

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