Cina: se la conosci, la conquisti

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«La condizione essenziale per avere successo nel mercato cinese è di non affrontarlo in solitudine. Al momento di entrare in Cina le aziende dovrebbero forse mettere in secondo piano per un momento i servizi di consulenza cui sono solite affidarsi in Patria o in Europa e affidarsi a intermediari esperti sia del mercato e del business locali quanto della cultura tipica del Dragone». Così parlò a Subfornitura News Roberto Alzetta, segretario generale della Camera per la cooperazione e incentivo al partenariato (Ccip) presso la quale è stato attivato lo sportello Subcon China. È nato allo scopo di «intensificare il dialogo sino-italiano per favorire lo sviluppo della cooperazione in ambito economico-tecnologico» e si rivolge in maniera esplicita ai terzisti. L’ottima notizia per questi ultimi è che a dispetto e a seguito delle sbornie della delocalizzazione verso i paradisi della manodopera a basso costo le opportunità di acquisire commesse e competenze anche all’ombra della Grande Muraglia non mancano affatto. E la meccanica tricolore può ancora ritagliarsi uno spazio vitale nonostante la forte competizione e le restrizioni del governo di Pechino.
«L’industria meccanica cinese», ha proseguito Alzetta, «è cresciuta in misura esponenziale puntando sulla qualità e la precisione con l’intento di acquisire processi produttivi tali da consentire un netto risparmio di tempo, capitali e lavoro. L’esecutivo continua a mostrare un forte interesse per il miglioramento dell’industria nazionale e se oggi preferisce investire nella ricerca e nello sviluppo interni è in questa strategia ostacolato dalla necessità di componenti chiave che non possono essere ritrovati all’interno dei suoi confini ma anzi debbono essere importati da Paesi più industrializzati». Un simile scenario è chiaramente frenante per le aziende della Repubblica popolare intenzionate ad acquisire tecnologie e macchinari dall’estero poiché le mette in condizione di ottenere minori fondi statali. Ed è meno allettante per i fornitori di casa nostra e dell’Occidente in genere avvezzi sino al recente passato a dialogare con un’industria affamata di macchine all’avanguardia, acquistate con il preciso obiettivo di soddisfare la corsa al potenziamento della manifattura cinese su scala globale.

Gli spazi di crescita
Tuttavia una più ravvicinata osservazione del panorama cinese permette tuttora di intravedere potenzialità di crescita e sbocchi interessanti. Lo dice il fatto che a una categoria come quella dei produttori di macchine stranieri viene ricondotto da stime recenti solamente il 15% dell’import complessivo di settore nel Paese. La penetrazione di prodotti esteri in Europa, così come in Giappone o negli Stati Uniti, ha invece tassi decisamente più elevati e raggiunge anche il 38%. Tutto ciò pure a fronte di una politica industriale che nell’ultimo decennio ha notevolmente privilegiato le vendite all’estero, cresciute fra 2000 e 2010 a tassi medi del 22% riequilibrando il deficit del commercio nazionale. Nello stesso lasso di tempo è sensibilmente aumentata sino a 149,8 miliardi di euro rispetto ai 27,1 iniziali la bilancia commerciale globale cinese per tutti i manufatti.
«La crescita delle attività imprenditoriali cinesi e la loro competitività cresce di giorno in giorno», ha nuovamente detto Alzetta «generando sul territorio una corsa agli investimenti dedicati soprattutto all’accesso alle risorse naturali. Ma benché per molti versi meno evidenti i budget cinesi destinati all’acquisizione di know how sono a loro volta in fase di forte espansione. Lo ha svelato fra gli altri un sondaggio realizzato dal China council for the promotion of International trade o Ccpit e lo dimostra oggi anche il continuo incremento delle joint venture sino-europee in termini numerici».
Per il periodo 2011-2015 il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha previsto con il suo 12esimo Piano quinquennale la riduzione del divario fra ricchi e poveri nel Paese e il progresso delle sue aree occidentali, insieme al potenziamento dei servizi pubblici e della domanda interna. Settori di primaria importanza sono considerati quelli delle energie alternative e dei nuovi materiali, le industrie aerospaziali, navali, hi-tech e innovative, insieme a biologia, medicina e medicale e all’informatica. Come si vede, in un territorio che pur crescendo meno del previsto sotto l’aspetto del Prodotto interno lordo o Pil ha visto infoltirsi del 6% annuo sino al 2010 il numero degli occupati, gli spiragli di azione per le professionalità e la specializzazione italiana sono consistenti.

Il ruolo dello Sportello Subcon
Presentato ufficialmente a Venezia nell’autunno del 2006 lo Sportello Subcon si propone perciò di costruire un ponte fra l’impresa della Penisola in cerca di internazionalizzazione e la Repubblica popolare secondo una varietà di direttrici. «Con ricerche di mercato di respiro locale, provinciale e nazionale», ha detto Alzetta, «cerca di comprendere al meglio quali sono le preferenze della clientela Cinese e quale sarà la risposta del mercato rispetto ai prodotti e ai servizi offerti. Particolare attenzione viene riservata allo studio della concorrenza e sugli studi di fattibilità per valutare i rischi e le opportunità del settore in cui si vuole operare all’interno del mercato Cinese». Accanto a ciò sviluppa piani personalizzati a misura delle singole imprese per pianificare le strategie di ingresso, crescita e allargamento nel mercato cinese: «E si tratta di un servizio di grande utilità», ha proseguito il segretario generale di Ccip, «soprattutto per quanti stiano per la prima volta approcciando la Cina oppure per chi stia pensando di espandere il raggio di un’attività già avviata». Cruciale è chiaramente l’opera di consulenza effettuata sulle normative nazionali e sulla tutela del copyright. Implica l’orientamento verso la miglior possibile forma costitutiva di una società sul territorio e l’assistenza sulla registrazione dei marchi e l’ottenimento delle Licenze d’affari». Importante è anche la lente di ingrandimento puntata sulle possibilità di geo-localizzazione fiscale: «In Cina», ha nuovamente fatto sapere Roberto Alzetta, «esiste una serie di aree geografiche che offrono incentivi e riduzioni delle imposte a beneficio proprio degli imprenditori stranieri. E a un tale proposito Ccip cerca di orientare le società nelle diverse regioni Edz (Economic development zones o Zone di sviluppo economico) a seconda delle attività che svolgono e intendono svolgere». Ultima ma non meno importante è l’azione dedicata all’organizzazione di missioni istituzionali o individuali e di gruppo in Cina. Fra queste è compresa l’organizzazione di road show indirizzati alla presentazione di prodotti e servizi a un pubblico selezionato di target professionali o corporazioni.

Lo sportello Subcon China opera in stretta collaborazione con il suo originario ideatore, cioè l’ufficio cinese delle Nazioni unite Unido Spx con sede nella città di Chongqing. Può essere contattato ai numeri 347-4865273 e 041 8627600 (8627690) o all’email sportello.ccip@gmail.com.

 

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