Chi osa (esportare) vince, anche in subfornitura

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Matteo Ribon

Intervista a Matteo Ribon, responsabile della Cna Produzione Veneto

Matteo Ribon

Le opportunità e criticità dell’internazionalizzazione riguardano anche la subfornitura?

Certamente. Evidenziano infatti situazioni di maggiore difficoltà proprio quei terzisti che tuttora non sono stati in grado per i motivi più svariati di agganciare porzioni della supply chain affacciate al di là delle Alpi. I numeri ci confermano che a godere di un accettabile 2012 e a cominciare l’anno in corso all’insegna della stabilità se non di un cauto ottimismo sono le attività più strutturate e caratterizzate da relazioni più o meno fitte e frequenti con i mercati internazionali Ue o extra Ue.

La globalizzazione è una competizione aperta solamente ai grandi o esistono delle eccezioni?

L’essenziale è la strategia. Perché le storie di successo di aziende da soli 15 dipendenti in media, ma fornite d’una visione chiara, capaci di stabilire legami diretti o indiretti con l’estero, sono numerose. Anche perché negare la realtà dell’export come primaria bombola d’ossigeno sarebbe impossibile.

In quali settori in particolare?

Nessun comparto è precluso in partenza. Vediamo società attive nella costruzione di impianti e di macchinari oppure strutture industriali concentrate sul biomedicale. Importanti sono ancora la chimica e la meccanica che in Europa e nel mondo offrono una valvola di sfogo al made in Italy.

Venendo invece alla destinazione del prodotto italiano quali sono i principali Paesi-partner?

Entro i confini dell’Unione europea l’Italia e il Veneto vantano relazioni storiche e solide con la Germania, ma anche con tutta quella porzione di Est ex socialista che si aggancia alla Russia. Ragioniamo naturalmente anche sul Brasile e sul Sud Est Asiatico, grazie sia ai contatti consolidati nel corso del tempo sia pure alla più recente partecipazione alle grandi fiere internazionali. Il Sud America offre senza dubbio sponde interessanti, ma è allo stesso tempo tanto difficile quanto attraente. Nazioni quali Venezuela e Argentina, oltre al già menzionato Brasile si rivelano estremamente appetibili per la meccanica. Le infrastrutture locali stanno attraversando una fase di boom destinata a non rarefarsi a breve e hanno bisogno di competenze che l’Italia può assicurare.

Il dragone cinese sembra invece meno affamato di manufatti veneti e tricolori: condivide?

Va ricordato che nonostante una presenza italiana di lunga durata in loco la Cina resta un territorio di difficilissima lettura al quale è possibile accedere con successo solamente a seguito di un lungo e dettagliato lavoro di preparazione. Ma il Sud Est dell’Asia non significa esclusivamente Pechino e Shanghai. Malesia, Singapore, Corea, Hong Kong rappresentano le ideali teste di ponte verso bacini di clientela esigenti e numericamente interessanti. Gli ingredienti per affermarsi sono sempre gli stessi: una struttura solida e una buona organizzazione. E la Cna o l’associazionismo in genere devono operare in modo da creare le più favorevoli condizioni di business possibili; per garantire strumenti e supporti concreti alle imprese venete e italiane in cerca di visibilità internazionale. Dobbiamo attrezzarci anche mediante fenomeni di aggregazione e sostenere aziende complementari in grado di dare un’offerta articolata e di unirsi senza perdere identità. Cerchiamo la giusta formula.

Cosa può concretamente offrire la Cna produzione alle imprese che fanno rotta oltreconfine?

Le attività della Cna possono essere declinate in molti modi. Esiste senz’altro un impegno nella consulenza sugli aspetti doganali e contrattuali o commerciali. Cerchiamo inoltre di dare vita a iniziative per agevolare la loro partecipazione alle fiere e di tessere relazioni fruttuose per l’industria. Fra i progetti messi a punto dalla Cna credo sia giusto menzionare quello denominato Mettiamo le ali. Il suo scopo è quello di mappare le imprese e di ragionare sulle possibili aggregazioni complementari, visto che internazionalizzazione e aggregazione sono facce di una identica medaglia. Prossimamente contiamo di poter formalizzare i gruppi e contestualizzarli anche nel quadro di iniziative che già esistono per sfruttarne la dotazione economica e il supporto tecnico. Penso all’operato delle Camere di commercio o alla spinta dell’Ice ai quali vorremmo aggiungere strategie originali. Lavorando a livello provinciale siamo partiti da Vicenza e Padova dove il metalmeccanico è consolidato e ha un buon numero di imprese sul mercato: poi ci estenderemo.

A che punto sono le prime forme di network e quali traguardi vi siete posti per il futuro?

Puntiamo a contare almeno dieci aggregazioni formate ciascuna da un minimo di tre membri. Grazie anche alla collaborazione con Epav siamo in grado di coprire le prime fasi dell’attività dal punto di vista economico e finanziario. Ci aspettiamo però che le imprese coinvolte possano diventare a loro volta investitrici e che via via la Cna possa riservarsi compiti di preparazione del terreno e creazione delle condizioni di partenza per fare business. Anche attraverso i canali di Veneto Promozione possiamo diffondere cultura e informazioni su bandi, gare e finanziamenti di respiro non solo regionale. Esser collettori d’opportunità per l’accesso ad agevolazioni di vario tipo.

Quanto è difficile parlare di aggregazione a un tessuto di Pmi tendenzialmente individualista?

Le resistenze sono piuttosto forti e non è azzardato affermare che tuttora una certa cultura individualistica sia molto resistente. Bisogna però rendersi conto che in una situazione di crisi tanto grave e prolungata i mercati stessi forzano le aziende a darsi una nuova struttura e a cooperare. L’alternativa è fra un cospicuo investimento da parte dei singoli e l’abbandono delle logiche di indipendenza a tutti i costi perseguite con successo in situazioni economiche molto differenti. Hanno rappresentato una risorsa importante per l’intera regione, ma ora potrebbero non esserlo più e non a caso vediamo che i preconcetti nei confronti dei sistemi di network stanno rarefacendosi mentre aumentano gli esempi di cooperazione. Segno che le imprese si stanno adattando ai tempi.

In quali settori ritiene che abbiano avuto luogo gli esperimenti di rete di maggiore successo?

Possiamo già contare reti attive in numerosi comparti a cominciare dall’edilizia e dalla gestione degli impianti. Ma anche nella comunicazione, oltre che naturalmente in campo metalmeccanico. Adesso siamo al lavoro con cooperative e imprese artigiane nel ramo delle minuterie meccaniche e in particolare sulle strategie di acquisto e sulla proposizione di un’offerta ai committenti. Il nostro interesse è generare relazioni solide e progetti stabili indipendentemente dalla formalizzazione contrattuale della rete. Il primo passo necessario è a nostro avviso la definizione di obiettivi precisi. Accanto a questi servono anche linguaggi comuni e una buona dose di pazienza qualora i risultati tardassero ad arrivare. Le politiche aggregative lungimiranti si costruiscono sulla reciproca fiducia.

Mentre parliamo è allo studio presso il governo centrale un decreto che sblocchi i crediti che le aziende vantano dalla Pubblica amministrazione. Con che stato d’animo lo accoglie la Cna?

La battaglia sui crediti dallo Stato ci ha visti in prima linea, perché molti fra i nostri associati, e non solo, sono finiti con le spalle al muro a causa del ritardo con cui gli enti centrali e locali saldano le loro pendenze. Anche se solamente parziale lo sblocco è sicuramente un primo passo per mettere in marcia e risolvere situazioni che come sappiamo possono diventare altrimenti molto preoccupanti. Credo tuttavia che qualora si concretizzasse la possibilità di dare impulso alle attività produttive allentando il patto di stabilità, questo rappresenterebbe un notevole volano per il mercato interno e soprattutto per quel che riguarda le grandi opere e i progetti infrastrutturali. Questa è la nostra più grande battaglia. Perché all’interno delle Pubbliche amministrazioni le realtà sane e ben gestite sono numerose. Possono e debbono però essere messe nelle condizioni di dare lavoro alle imprese.

Quali azioni informative e di supporto avete messo a punto per fronteggiare il credit crunch?

La Cna del Veneto ha organizzato iniziative mirate sia con le sue sole forze e sia per il tramite del suo Consorzio Fidi Sviluppo Artigiani che è un organismo trasversale a più regioni ed è dedicato al sostegno delle imprese nell’ambito dell’intermediazione bancaria. Vogliamo ottimizzare gli strumenti di cui disponiamo, sebbene non siano moltissimi, per sviluppare progetti validi e solidi. L’intenzione è quella di realizzare piani di ampio respiro e concertati insieme agli imprenditori. È un cambio di prospettiva: sposta l’accento dalle iniziative occasionali a collaborazioni durature e a 360 gradi fra la Cna e le aziende del territorio. Soltanto in questo modo le risorse di cui disponiamo potranno essere messe a frutto completamente anche perché per esempio la gestione stessa dei finanziamenti approntati dall’Unione europea impone progettualità: serve una nuova impostazione.

L’andamento del 2013 non è sin qui incoraggiante: ma è lecito aspettarsi l’agognata ripresa?

Certamente i riscontri ottenuti fino a questo momento sono tutt’altro che positivi. Ma l’aggancio al treno della ripresa può dipendere anche dalla capacità di ciascuna azienda di inserirsi nelle filiere produttive oggi trainanti per aprirvi nuove finestre. È necessario mantenersi sempre aggiornati e informati perché a volte non è solamente il prodotto finito a determinare il successo, ma anche il modo in cui si mettono a frutto le competenze. Questo è un discorso valido in particolar modo per la subfornitura che deve evitare di fossilizzarsi e cercare invece di estendere i suoi orizzonti. Specie in assenza di grandi numeri una oculata diversificazione dell’offerta può essere strategica.

Mentre qui la manifattura arranca altrove si sentono già i positivi effetti degli investimenti compiuti per favorire una nuova industrializzazione. Penso per esempio agli Stati Uniti.

Il Nord America rappresenta per il Veneto un mercato di sbocco storicamente molto rilevante e senza alcun dubbio nel prossimo futuro le relazioni con l’altra sponda dell’Atlantico potrebbero farsi persino più intense. Ma c’è dell’altro: c’è tutta l’area Nafta che in qualità di mercato comune fra Stati Uniti, Canada e Messico può diventare un esempio e uno stimolo per l’Europa e per l’Italia. E le iniziative dell’Agenzia per l’internazionalizzazione e la promozione del made in Italy (l’Ice) offrono in taluni casi già adesso dei validi supporti ai produttori e ai terzisti italiani. Infine vorremmo costruire un diverso legame con le componenti industriali a partire dalle associazioni, poiché crediamo sia tempo di abbattere alcune delle barriere sussistite per esempio fra artigianato e industria. Il quadro è complesso e porta con sé molta sofferenza. Ma al contempo non si può neppure negare che sia ricco di potenzialità. Basta sapere come perseguirle e coglierle.

 

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