Cercansi terzisti made in Italy

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Cercansi terzisti made in Italy

Cercansi terzisti made in ItalyIdeata addirittura nel 1964 da Marco Zanuso e Richard Sapper la Radio Cubo ts522 di Brionvega è fra gli oggetti che meglio rappresentano il gusto italiano del design grazie alle sue forme essenziali e compatte e a un’eleganza sobria che fa tutt’uno con la sua funzionalità. Il suo successo lungo ben mezzo secolo è stato celebrato anche da un tempio della creatività come il Museum of modern art o Moma di New York, che al parallelepipedo parlante ha riservato uno spazio espositivo. Proprio a un simile simbolo della creatività nazionale è però paradossalmente vietato oggi l’utilizzo del marchio made in Italy. La società friulana Sim2, proprietaria del marchio Brionvega, ha infatti de-localizzato alla Cina una parte superiore al 40% delle lavorazioni necessarie alla costruzione dello storico apparecchio. Ma attualmente sta ridiscutendo le sue strategie e tanto per motivazioni di ordine tecnico quanto per ragioni economiche e di immagine è in cerca di stampisti capaci che, sul nostro territorio, riescano a garantirle in modo vantaggioso i processi passati prima in mani cinesi. «Teniamo molto a comunicare la volontà di riportare a casa questa eccellenza del nostro design industriale», ha detto a Subfornitura News l’amministratore delegato di Brionvega Marino Poddighe, «a seguito di una de-localizzazione alla Repubblica Popolare dovuta inizialmente a motivi di convenienza che ora cominciano a venir meno, anche per via di crescenti inefficienze riscontrate nel tempo». C’è anche dell’altro e questo altro dà ragione della volontà della casa di tornare a collaborare con i connazionali. «Fra l’azienda e i terzisti locali», ha proseguito Poddighe, «non esiste una partnership strategica e questo penalizza chi, come Brionvega, fa prodotti importanti ma di nicchia. Rappresentiamo una minima parte delle commesse gestite dai nostri abituali terzisti perché richiediamo lotti da centinaia di pezzi la settimana, contro le loro tradizionali migliaia. Sovente le linee di produzione non sono di proprietà dei subfornitori, ma vengono da essi affittate. Questo fa sì che in presenza di ordinativi più ingenti quelli di Brionvega possano finire in coda ad altri lavori».

Radio Cubo Brionvega cercansi terzisti

I vantaggi della produzione locale
Se non mortale, il pericolo è comunque enorme per il produttore di Pordenone, che rischia di non poter rispettare i tempi di consegna necessari per competere sui panorami globali e di perdere per conseguenza importanti porzioni di market share. Dopo aver già perduto giocoforza l’etichetta di qualità del realizzato in Italia. «La rinuncia alla Cina non è né potrebbe essere completa», ha però chiarito l’amministratore delegato, «perché sul territorio, per ovvie questioni di economia di scala, continueremo a produrre componenti elettroniche e display. Vorremmo però poter contare su specialisti italiani per quel che riguarda la meccanica e l’acustica. Per ottenere la label di made in Italy è necessario che nella Penisola si produca più del 40% del valore complessivo di ogni manufatto e se le nostre strategie andassero a buon fine, arriveremmo anche al di sopra del 60%». La Radio Cubo di Brionvega è composta da un blocco portante in materiale plastico – si veda anche il riquadro in queste stesse pagine – e di un frontale a maniglia composto di zinco e di alluminio. Proprio queste porzioni di lavorazione, nelle intenzioni del vendor, dovrebbero essere di completa competenza di stampisti attivi nella nostra nazione. E in tal caso i costi aggiuntivi di manodopera e processo potrebbero essere controbilanciati da vantaggi di tipo differente. «Riteniamo che in Italia i processi sarebbero molto più efficienti», ha spiegato Poddighe, «e che i flussi finanziari stessi potrebbero essere gestiti in modo diverso e migliore, con un più ampio controllo da parte nostra. Oggi una fetta rilevante dei valori di un lotto debbono essere anticipati direttamente da noi committenti e ogni ritardo, del tutto indipendente dalla nostra volontà, può generare problemi e perdite». È facile immaginare che il dialogo coi terzisti cinesi non sia dei più agevoli, mentre in Patria esso potrebbe scorrere in maniera significativamente più fluida: «Mentre il rapporto costi-benefici», ha detto Poddighe, «potrebbe a nostro avviso trovare un punto di equilibrio, grazie a un rilevante recupero di efficienza».

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