Caro cliente, mi paghi ma quando mi paghi?

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foto7Sempre più spesso le imprese si trovano in difficoltà a causa dei mancati pagamenti. Per questo motivo spesso l’arrivo di un nuovo cliente non è sempre salutato come una lieta novella,  bensì come un nuovo importante problema da affrontare. Il perché ce lo spiega Federico Parlato, contitolare della Co.Mecc.: «Nella difficile realtà odierna, ricca di imprese che non navigano in buone acque e quindi a corto di liquidità, il dubbio che ti assale, allorquando un cliente estraneo bussa alla tua porta è se poi sarà in grado di onorare gli impegni presi corrispondendoti il dovuto e nei tempi concordati. Motivo per cui in tali casi capita di lasciarsi condizionare dalla diffidenza accogliendo solo commesse di clienti che ci sembrano seriamente interessati alla qualità, oppure indirizzati a noi da aziende conosciute le quali posso in qualche misura garantire per loro». L’argomento si chiude con un dichiarazione del nostro interlocutore che francamente un po’ stupisce se si pensa che gran parte dei settori industriali denunciano una carenza di lavoro: «Da quando io e il mio socio gestiamo questa piccola società trovare nuovi clienti non è mai stato un problema perché si sono sempre fatti vivi da soli grazie, soprattutto, al passaparola. L’unico neo sono i margini di guadagno, purtroppo sempre più risicati».

Ma se, per esempio, un cliente non paga la fornitura commissionata,  come può agire, concretamente, l’impresa creditrice per “recuperare il credito”?
Il primo mezzo, il più noto, è quello del “decreto ingiuntivo”, che può essere ottenuto in poche settimane oppure il creditore può procurarsi una importante garanzia fin dal momento in cui prende coscienza del pericolo rappresentato da un debitore intenzionato a sottrarsi al pagamento e/o che stia pensando di trasferire o occultare i propri beni perché non vengano aggrediti dal creditore stesso o da altri. Tale garanzia è rappresentata dal “sequestro conservativo” che il giudice può autorizzare ove il creditore dia dimostrazione della fondatezza del suo timore di perdere le garanzie del credito.

Altra cosa è la cosiddetta “cessione del credito” a termini degli artt. 1260 e seguenti del codice civile. Il creditore cede il proprio credito a un soggetto specializzato che, dopo le opportune verifiche, glielo pagherà in una certa percentuale (per esempio, l’80%) cercando poi di recuperare quanto più possibile dal debitore. L’avente diritto, così, incasserà buona parte del dovuto senza altre preoccupazioni (“cessio pro soluto”); a meno che, per ottenere di più, non intenda garantire la solvenza del debitore (“cessio pro solvendo”), nel qual caso tuttavia rischia di dover restituire con gli interessi quanto percepito, rimborsare le spese ed eventualmente risarcire i danni.

Per l’avvio delle azioni giudiziarie di questo tipo esistono studi legali specializzati i quali chiedono per il proprio intervento compensi non particolarmente elevati oltre una partecipazione (per esempio, del 15%) sul ricavato. Gli studi non danno garanzie di ottenere alcunché ma normalmente i risultati sono buoni perché essi, prima di avviare una lite, svolgono attività prodromiche (richiesta di informazioni, colloqui, avvisi, lettere di diffida) che spesso ottengono l’effetto sperato senza bisogno di adire il Tribunale.

 

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