Automotive e aerospace: settori di successo nel mondo

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automotive-aerospaceSecondo uno studio della Camera di commercio di Torino e da Ceipiemonte  sui bilanci comparati[1][1] delle imprese piemontesi e italiane dei settori automotive e aereospaziale, lungo un orizzonte temporale di dieci anni (2003-2012), attraverso indicatori di bilancio, si è riusciti ad individuare tendenze, effetti della crisi, dinamica della competitività, redditività, punti di forza e di debolezza delle industrie piemontesi rispetto a benchmark come l’industria manifatturiera nazionale (per l’automotive) o l’industria high-tech nazionale (per l’aerospazio).

 Come sottolineato da Alessandro Barberis, Presidente della Camera di commercio di Torino: “I settori automotive e aerospace sono strategici per l’economia del nostro territorio, con un’importante propensione all’internazionalizzazione e all’investimento in R&D, che nell’aerospazio raggiunge il 20% del fatturato. Di fronte al perdurare della crisi, i due settori hanno messo in atto delle contromisure efficaci per stabilizzare i fatturati, e alcune imprese, le migliori, sono riuscite anche ad aumentarli con incrementi a due cifre. Più in generale, il settore automotive evidenzia buoni risultati in termini di redditività, mentre l’aerospazio manifesta migliori comportamenti in termini del costo del lavoro per unità di prodotto”.

Automotive
Nel mondo il 2013 è stato un anno record per l’industria dell’auto. La produzione globale pari a 87,3 milioni di veicoli è cresciuta del 7%, ossia quasi il doppio della crescita del Pil mondiale. L’industria globale delle parti e dei componenti per le automobili ha seguito il trend dell’industria dei veicoli registrando nel 2013 un +4,3% (639 miliardi di euro).

In Italia l’industria automobilistica ha manifestato dinamiche simili o lievemente peggiori a quelle dell’industria manifatturiera in genere. La recessione dell’economia reale nell’eurozona ha quindi evidentemente purtroppo prevalso sulla positiva congiuntura settoriale globale nel determinare gli andamenti generali del settore. Secondo l’ISTAT il settore ha chiuso il 2013 in pareggio (+0,4%), con la componentistica in regresso (-4,1%).

Aerospazio
Nel mondo l’industria aerospaziale e della difesa produce un fatturato di 512 miliardi di euro (2012) ed è cresciuta del 5,9% rispetto al 2011. Identico il tasso di crescita della componentistica aerospaziale. Il principale driver della crescita è fornito dagli aerei di linea civili: Boeing ad esempio attende una domanda di 35.000 nuovi air-liner entro il 2035. In Italia il settore aerospaziale è più o meno stabile dal 2009.

Perché sono settori interessanti per il Piemonte
Entrambi i settori hanno in Piemonte radici consolidate, con un nucleo significativo di imprese medio-grandi. Si tratta poi di settori con andamenti di crescita della domanda determinati a livello globale, genericamente indipendenti dalla congiuntura locale e possono quindi beneficiare di strategie e policy di internazionalizzazione. Nel 2013 l’export del settore della componentistica autoveicolare piemontese, secondo l’ISTAT, ha rappresentato l’11,2% del totale regionale e quello degli aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi il 2,5%. Entrambi i settori hanno infine una propensione all’investimento in R&D molto alta: 2-3% nell’automotive; fino al 20% nell’aerospazio.

Nota metodologica

Automotive: sono stati analizzati 736 bilanci di società di capitali operanti in Piemonte e 2.418 bilanci di società di capitali operanti in Italia. Sono stati esclusi i costruttori, trattandosi di un’indagine sulla filiera a monte della produzione autoveicolare. Il confronto è avvenuto con un campione di 6.255 società di capitali dei settori manifatturieri.

Aerospazio: sono stati analizzati 64 bilanci di società di capitali operanti in Piemonte e 256 bilanci di società di capitali del settore aerospaziale nazionale. Il confronto è stato effettuato su un campione di 1.747 imprese high-tech nazionali e 6.265 imprese manifatturiere nazionali.

Sintesi dei risultati

Risultati generali per entrambi i settori

Per quanto riguarda il valore della produzione[2][2], entrambi i settori mostrano andamenti che non hanno partecipato a pieno della crescita mondiale: se i settori avessero seguito i trend mondiali, infatti, avrebbero dovuto crescere più rapidamente.

Se per l’automotive si considera però solo la metà migliore del settore, la crescita annuale media non scende mai sotto lo zero in nessuno dei dieci anni ed è del 25%, del 28% e del 14% per ciascuno degli ultimi tre anni.

Nel settore aerospaziale, il gruppo delle imprese migliori (pari a 16 imprese, un quarto del campione regionale) mette in evidenza una crescita media del 20% negli ultimi tre anni. I due settori sono pertanto in evoluzione, con una parte consistente delle imprese che partecipa delle dinamiche di crescita settoriali al livello globale.

Nonostante entrambi i settori abbiano accusato il colpo della crisi nel 2009-2010, essi hanno resistito al double dip[3][3] nel 2011-2012. In altri termini, hanno messo in atto contromisure che hanno permesso di almeno stabilizzare i fatturati durante il peggioramento recente della congiuntura nazionale.

Risultati automotive

Il settore automotive presenta un comportamento duale: circa metà delle imprese sta progredendo e sta crescendo, ma la parte inferiore del gruppo rimane schiacciata su condizioni economiche e finanziarie di basso-medio livello. Un quarto del campione sta combattendo per uscire dalla crisi, un quarto del campione è ancora afflitto da condizioni combinate economiche e finanziarie critiche e non risolte.

Il campione piemontese (736 imprese) realizza un valore della produzione di 21,1 miliardi di euro, pari al 38% del corrispondente aggregato nazionale. Le prime 20 imprese del settore realizzano il 55% di questo importo (11,6 miliardi di euro). Nel campione analizzato sono stati censiti 80.162 dipendenti complessivi (2012), pari al 45% del totale nazionale.  I fatturati automotive flettono nel 2012 (-2% di media) o ristagnano. L’annus horribilis è stato il 2009, ma il double dip non riporta a quei livelli la contrazione.

Tra i punti di forza del settore, la crescita del valore aggiunto, che appare sostenuta e continua, migliore in Piemonte, e non particolarmente afflitta dalla crisi del 2008 e degli anni seguenti. La metà migliore dell’industria ha, infatti, un valore aggiunto del 41% dei ricavi, contro il 30% di dieci anni fa il che probabilmente identifica un processo di continua innovazione all’interno del cluster, ottenuta a costi inferiori ma riconosciuta in modo sempre più redditizio dal mercato.

I punti di debolezza del settore automotive sembrano invece essere due: il clup[4][4] (costo del lavoro per unità del prodotto) e l’eccesso di peso dell’indebitamento, con le sue dirette conseguenze sul reddito operativo. Il clup evidenzia una crescita del 15% rispetto agli anni centrali dell’analisi, mentre nello stesso periodo il valore medio nella manifattura italiana cresce solo del 9%. Questo significa che le imprese del settore automotive sono meno competitive di quelle della manifattura in genere: la mancata saturazione degli impianti, che crea inefficienza, o la limitata dimensione aziendale, che non permette di trasformare la propria innovazione in margini più alti, possono essere tra le cause dirette di questa condizione.

Per metà delle imprese automotive nazionali, poi, l’indebitamento è passato dal 47% dei ricavi prima della crisi al 71% dopo la crisi, e non mostra segni di miglioramento fino all’ultimo anno (2012). L’indebitamento medio della manifattura italiana è invece del 30% dei ricavi. Di conseguenza anche la redditività per gli azionisti risulta compressa verso lo 0 e questo dato ovviamente non incentiva gli investimenti, che non sono sostenuti nemmeno da una sufficiente generazione di cassa.

 Risultati aereospaziale

Le 64 imprese piemontesi realizzano nel 2012 un valore della produzione di 3,9 miliardi di euro, e rappresenta il 15% del valore della produzione del settore high-tech nazionale.  Sono 14.779 gli addetti censiti nel campione piemontese, il 33% del nazionale. Le 2 imprese maggiori rappresentano l’89% del fatturato del cluster.

I fatturati non flettono, ma rallentano solo la crescita nel 2012 (+3%). Il «double dip» riguarda circa metà delle imprese, mentre la metà del gruppo delle imprese migliori mostra comunque una crescita del 20,5% (26,8% in Italia), segno di un evidente notevole dinamismo del settore e all’interno del settore.

Rispetto all’automotive, il cluster aerospazio presenta comportamenti migliori in termini di clup4, ma un minore valore aggiunto sui ricavi prodotti. La stabilità del clup mette in evidenza un settore più competitivo rispetto alla media della manifattura nazionale; invece un minore valore aggiunto può indicare che l’innovazione venga utilizzata più per contenere i costi più che per conquistare quote addizionali di ricavi. Questo può anche essere dovuto alla forma di mercato del settore, spiccatamente oligopolistica, che tende a comprimere i margini dei non specialisti, file nelle quali si trovano molte imprese italiane. La dimensione delle imprese, poi, pare mediamente più piccola in Piemonte che in Italia.


[1][1] Bilanci estratti dalla banca dati AIDA prodotto da Bureau Van DijK Electronic Publishing

[2][2] Il valore della produzione è un concetto più preciso per indicare il fatturato prodotto da un’impresa industriale/dei servizi perché prende in considerazione tutti gli aspetti della produzione economica. È determinato dall’aggregato dei ricavi di vendita dei beni/servizi, della variazione delle rimanenze dei prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, della variazione dei lavori in corso su ordinazione, degli incrementi delle immobilizzazioni per lavori in corso, degli altri ricavi o proventi.

[3][3] Si intende per double dip la doppia flessione del fatturato: la prima nel 2009 la seconda nel periodo 2011– 2012.

[4][4] Clup: costo del lavoro per unità di prodotto è dato dal rapporto fra il costo del lavoro e la produttività ed è un indicatore della competitività delle imprese di un sistema economico. Se un lavoratore costa più di un altro ma produce di più, il suo costo del lavoro risulta più altro, ma il suo clup risulta più basso. Se il costo del lavoro aumenta più della produttività, questo rappresenta una minaccia alla competitività di un sistema, se gli altri costi non si aggiustano in proporzione.

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