Autebo: mai più senza rete

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AuteboPrima di passare alla contrattualizzazione effettiva le dodici aziende che compongono la rete Autebo si sono concesse un anno di tempo per sperimentare le potenzialità dell’aggregazione, sbocco di un progetto ideato in realtà già nel 2010, quando però le norme attuative sui contratti di rete non erano ancora state varate. «Mettere insieme così tante aziende dalle competenze non sempre complementari», hanno detto i responsabili di Autebo, «non è stato semplicissimo. Gli ostacoli erano rappresentati dai timori per una possibile perdita di autonomia, da parte di alcuni, e dalla paura di condividere tecnologie o know how. Insomma, dalla persistenza di uno spirito poco collaborativo. Alla fine è invece passata l’idea che le aziende debbano essere aperte; e così i cuori: unire le forze vuol dire farle fruttare». Un’altra grande sfida è stata rappresentata dalla teorica posizione di concorrenza che fra loro alcune delle aderenti hanno o avevano sul mercato e per vincerla sono state determinanti le riunioni preliminari in cui gli imprenditori coinvolti hanno avuto tempo e modo di studiarsi. E di conoscersi. Il network ha interpretato le esigenze di quanti, fra i suoi fondatori, sentivano già il bisogno di aggregarsi per acquisire forza e resistere meglio alla crisi, per essere più appetibili per il credito o, infine, per dare vita a dei gruppi di acquisto, mentre l’internazionalizzazione non è stata un driver. Anche perché tramite i committenti le realtà affiliate conseguono già un 80-90% di fatturato export indiretto. «Ma un grande cliente ha paventato l’ipotesi di una riduzione del suo parco-fornitori», hanno detto i vertici di Autebo, «che avrebbe coinciso con il taglio di quelli più piccoli per ragioni di costo e procedure. E solo allora abbiamo presentato l’idea di una aggregazione, accolta subito con favore. Abbiamo trasformato un problema in opportunità e questa è la nostra prerogativa. Seguire i clienti e anticiparne le richieste, consigliarli passando dall’essere semplici terzisti a delle autentiche risorse».

AuteboTempi di produzione ridotti
Quella felsinea è la prima rete in Italia ad avere ottenuto la certificazione Iso 9001 grazie alla sua completa mappatura di flussi e competenze che mette a disposizione della potenziale clientela un dettagliato quadro di quel che essa può garantire. È stato il primo grande investimento unitario del network, realizzata con le risorse del fondo patrimoniale comune. Ulteriori sforzi stanno invece per essere destinati all’industrializzazione del prototipo brevettato pre-serie di protezione metallica a elevata visibilità, per macchine automatiche e impianti, e sviluppato in maniera collaborativa. «Qualora lo stesso progetto fosse stato portato avanti da un singolo produttore», hanno detto i portavoce di Autebo, «i tempi di completamento si sarebbero aggirati attorno ai due anni. Al contrario, alla rete sono bastati circa cinque mesi e adesso è tempo di passare al gradino successivo, ovvero l’industrializzazione e la sua commercializzazione via web, tramite l’utilizzo di kit specifici configurabili e personalizzabili. Un fai da te delle protezioni meccaniche». Quanto detto sino a qui rende già l’idea dei progressi che una politica di aggregazione possa permettere al made in Italy. Ma dall’esperienza di Autebo giungono altri spunti di grande rilievo. «Possiamo agevolare il passaggio generazionale», hanno detto gli intervistati, «che è sempre critico per le Pmi nazionali, lasciando un po’ la briglia sciolta ai più giovani, sapendo di poter contare comunque sul consiglio e il monitoraggio di membri anziani capaci di indirizzare le loro mosse. Anche questa è complementarietà, insieme al fatto che oggi per restare competitivi servono competenze a 360 gradi, anche di tipo manageriale, che la rete può assicurare».

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