Africa: i pro e i contro per investire nel continente nero

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Africa: pro e contro per investire

Africa: pro e contro per investire

I pro

  • Una costante crescita del Pil e del potere d’acquisto che abbraccia in media tutte le nazioni;
  • La forte richiesta di infrastrutture, mezzi di trasporto e tecnologie legate all’agricoltura;
  • Un Prodotto interno lordo sempre meno dipendente dal petrolio e dalle risorse del suolo.

 I contro

  • Una burocrazia complicata e una forte presenza dello Stato nelle attività industriali-chiave;
  • Una corruzione diffusa e le tensioni geopolitiche, che i governi provano però ad arginare;
  • La difficoltà di muoversi autonomamente: la scelta di partner affidabili ed esperti è cruciale.

 

La multinazionale delle ricerche di mercato Frost & Sullivan ha dedicato un report e un evento tematici al caso dell’Africa. Come il resto della macroregione mediterranea il continente nero si conferma oggi una calamita di investimenti diretti (80 miliardi di dollari nel 2014, poco meno di quanto indirizzato alla Cina) e alla sua posizione geografica strategica unisce un mercato del lavoro in continuo sviluppo. Parola chiave per l’interpretazione del territorio nel 2015 è cambiamento. In un decennio il 65% del Prodotto interno lordo continentale è arrivato da risorse e attività non correlate al petrolio, in contrasto con la tradizione passata. Il Pil complessivo è salito in media del 5% negli ultimi dieci anni per totalizzare 2,3 trilioni di dollari, superiori a quanto espresso da Russia e Brasile. Sono 220 milioni i nuovi potenziali consumatori a partire dal 2008 e nel 2040 si attende la creazione di una forza lavoro da 1,1 miliardi di unità contro i 500 milioni attuali. Per il momento il business dei servizi è considerato il più vantaggioso e promettente, anche se le attività industriali contribuiscono al Pil complessivo per il 20%. Ma la domanda di infrastrutture è forte e nelle sole regioni sub-sahariane si prevede che sino al 2025 il volume d’affari legato al comparto possa crescere a tassi annui superiori al 10%. In Kenya, Etiopia, Ghana e Angola cresce inoltre il peso della manifattura, destinata a incidere per il 22% sull’intero output del continente, per valori da 700 miliardi di dollari. Le costruzioni e i trasporti, che secondo Frost & Sullivan valgono già circa 453 miliardi di dollari ciascuna, sono in netto sviluppo e suscettibili di generare circa 6 milioni di nuovi impieghi entro il 2020. Ma anche la richiesta di tecnologie e prodotti chimici per l’agricoltura, di mezzi pesanti e di forniture ai segmenti oil & gas, energetico, estrattivo e sanitario possono valorizzare le competenze dei player italiani. Purché questi sappiano muoversi con cautela e adottando gli accorgimenti del caso, a cominciare da un approfondito studio delle realtà nazionali e dalla scelta del giusto partner. «Per le piccole e medie imprese di ambito meccanico», ha detto a Subfornitura News il consulente e associate fellow di Frost & Sullivan Craig Parker, «è talvolta difficile presidiare questi mercati a causa delle restrizioni normative. Per esempio in Tanzania il Production sharing agreement rende obbligatorio per gli investitori stranieri il ricorso a beni e servizi nazionali. La produzione di auto e in particolare l’assemblaggio stanno prendendo piede in Nigeria e lo stesso può accadere in Kenya. Ma l’espansione della manifattura automobilistica nigeriana è stata guidata anche dagli alti dazi imposti sui nuovi veicoli assemblati in toto; e una legislazione simile può essere varata in Kenya». Secondo Parker «l’industria è destinata a svilupparsi di pari passo con le infrastrutture energetiche» ma i principali progressi dovrebbero vedersi sul fronte dei processi agricoli, ancora una volta in virtù di precise e diffuse azioni governative. Fioccano le opportunità, non mancano i pericoli: «Corruzione, istanze geopolitiche, carenze infrastrutturali e burocrazia», ha detto Parker, «sono i rischi più evidenti per le aziende che si affacciano all’Africa, oltre agli alti e incerti costi operativi. Ma nazioni come il Kenya stanno lavorando per migliorare le possibilità di business sul territorio».

 

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