Afatac: transfer e plurimandrino, amici o nemici?

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Enrico Cena
Enrico Cena

Quando si parla di lavorazioni da barra, il pensiero corre all’antica “rivalità” tra macchine plurimandrino e transfer, da sempre ritenute antagoniste. Tuttavia, transfer e macchine plurimandrino operano secondo concetti del tutto differenti e portano a risultati diversi, dunque non necessariamente confliggono, ma possono essere considerati complementari tra loro. Per chiarirci le idee e approfondire la questione, abbiamo di recente dialogato con Enrico Cena, amministratore delegato della Afatac S.r.l., impresa attiva nel campo delle lavorazioni meccaniche di precisione sin dal 1977, il quale così ha esordito: «Nel caso dei plurimandrino, la barra è lavorata in rotazione con utensili fissi nelle varie stazioni di lavoro; nelle macchine transfer, invece, la barra è statica e lavorata da utensili in rotazione: la barra viene cioè tagliata “a misura” in macchina e lavorata da unità di tornitura a CNC». 

La scelta se utilizzare l’una o l’altra tipologia di macchina si basa dunque innanzitutto sulla tipologia di pezzo da realizzare: se questo, infatti, prevede principalmente lavorazioni di tornitura interna ed esterna, è preferibile il plurimandrino, macchina concepita per tornire. Se invece il componente da realizzare ha una sagoma tale per la quale è preferibile che sia tagliato in spezzoni, e il ciclo di lavoro prevede l’utilizzo di utensili rotanti, con fresature importanti e forature trasversali, allora è preferibile il transfer. Grazie al taglio degli spezzoni, inoltre, lo scarto è minore, e questo rende il ricorso al transfer una soluzione davvero conveniente nel caso di grandi serie.
Occorre poi valutare altri fattori: i sistemi di presa del pezzo, l’utilizzo di olio intero o emulsione, i costi di gestione, il rumore prodotto dalla lavorazione che può ridurre il comfort dell’officina ecc. In sintesi, possiamo definire una “macro regola”, secondo la quale le macchine plurimandrino sono tendenzialmente più flessibili, facilmente riprogrammabili e attrezzabili, quindi congeniali a lotti di media dimensione, mentre quelle transfer si addicono più a produzioni maggiormente automatizzate, quindi con minore necessità di presidio umano, e adatte a lotti di grande dimensione, sino a milioni di pezzi. «In genere – riprende Cena – non c’è una regola fissa, e la scelta di quale delle due tecnologie sia preferibile è eseguita solo dopo che il disegno del cliente sia stato studiato e analizzato in tutti gli aspetti produttivi. Ritengo che i principali parametri da prendere in considerazione sono forma e dimensioni, tipo di lavorazioni da eseguire, sistemi di presa da realizzare e numero di pezzi da produrre. Poi, esistono certamente casi applicativi in cui le due tecnologie “si pestano i piedi”, ma in tali circostanze la scelta deve essere effettuata anche in base alla propria esperienza e sensibilità. In generale, se riteniamo che un pezzo può essere eseguito senza problemi da entrambe le macchine, un ulteriore fattore di selezione è quello del materiale o, meglio, del tipo di truciolo. Se infatti il truciolo è “molto lungo” è preferibile adoperare gli utensili fissi, cioè le plurimandrino. Alcuni pezzi particolarmente complessi inoltre richiedono necessariamente entrambe le tecnologie, per esempio quando a una operazione di tornitura da eseguire sul plurimandrino deve seguire una “contro-operazione” di finitura sul transfer. Vi sono poi alcuni materiali non lavorabili su alcuna di dette macchine: in tal caso occorrono i centri di lavoro».
In ogni caso, la “linea di confine” tra macchine plurimandrino e transfer è sempre meno definita in quanto molti nuovi modelli presenti sul mercato avvicinano ormai l’una all’altra: esistono oggi plurimandrino sempre più automatizzati e dedicati all’alta produzione, e transfer in cui possono essere introdotte lavorazioni con il pezzo in rotazione e che possono essere programmati in tempi più brevi, riducendo l’incidenza delle operazioni di attrezzaggio su lotti “medi”. A tal proposito, Enrico Cena puntualizza: «Sì, sicuramente, esistono sul mercato macchine davvero innovative che permettono scelte produttive più ampie. Tuttavia, tali macchine sono quasi sempre di prezzo eccessivo rispetto alle potenzialità finanziare di un normale terzista di piccole dimensioni, e maggiormente indicate per le grandi industrie». Riassumendo, transfer e plurimandrino da barra sono due tipi di macchine diverse che possono tuttavia ritenersi ormai complementari; e comunque, vi è una discreta area applicativa in cui entrambe le tecnologie risultano efficaci e, per tale ragione, è necessario considerare caso per caso le necessità del cliente per consentirgli la scelta migliore.

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