ABS: dalle applicazioni tradizionali alla stampa 3D

0

L’ ABS è un polimero che per le sue elevate caratteristiche fisiche e meccaniche è abbondantemente impiegato sia nella produzione di oggetti con tecniche tradizionali sia nella stampa 3D amatoriale, professionale e industriale. Cerchiamo di capire meglio i suoi punti di forza e i suoi limiti, anche in base alle numerose varianti che si possono trovare in commercio.

di Moreno Soppelsa

«Caro, mi passeresti per favore quel vassoio rosso di acrilonitrile-butadiene-stirene?». «Ma papà, li devo proprio mettere via ora i miei mattoncini di acrilonitrile-butadiene-stirene?». Difficile sentire queste frasi in casa, ma se sostituiamo l’ostica definizione chimica con la parola “plastica”, diventa tutto più comprensibile. Se poi si vuole essere più specifici, possiamo chiamare uno dei materiali che tocchiamo di più nel corso della nostra giornata con la sigla per la quale è noto: ABS. È il polimero termoplastico con il quale sono fatti i mattoncini Lego, tanti giocattoli, caschi protettivi, cruscotti delle automobili (e in qualche caso intere carrozzerie), pannelli di comando di elettrodomestici, rivestimenti interni dei frigoriferi, valige, strumenti musicali come flauti e clarinetti, i tubi neri che portano l’acqua (quelli bianchi, arancioni o grigi sono invece in PVC), scatole per componenti elettrici e così via. Non è ecocompatibile, perché non biodegradabile, ma allo stato attuale dell’industria è un materiale difficilmente sostituibile. Viene usato in granuli per il tradizionale stampaggio a iniezione, fuso da una pressa e iniettato in uno stampo, ma sempre più spesso è impiegato anche nella stampa 3D. È di uso comune in tutte le stampanti domestiche, semi-professionali e professionali basate sulla tecnologia FDM, ma anche in quelle industriali. In certi casi troviamo l’acronimo ABS nei nomi commerciali di materiali proposti dai produttori di stampanti 3D che usano tecnologie diverse dalla FDM, come nel caso ad esempio dell’ABS Flex di Envisiontec per DLP o l’Accura 55 che 3D Systems vende per la sua macchina di produzione ProX basata sulla stereolitografia. In questi casi però non si tratta di vero e proprio ABS, ma di un materiale che a seconda dei produttori viene definito come “ABS digitale” o “ABS-Like”, nel senso che è in grado di simulare per caratteristiche meccaniche e fisiche l’ABS standard.

ABS e ABS

Come si può facilmente intuire sotto il cappello di ABS trovano posto materiali dalle caratteristiche molto differenti. In comune hanno comunque tutti la resistenza agli urti e alle trazioni, il modulo elastico e la durezza superficiale. Gli oggetti costruiti in ABS hanno la capacità di conservare le proprietà meccaniche originali in un ampio spettro di temperature, non risentono dell’umidità, possono essere variamente colorati e anche verniciati in post-produzione. In generale, l’ABS può essere usato in un range di temperatura compreso tra i venti gradi sotto lo zero fino ad arrivare a 80 gradi. Resiste bene all’azione di acidi concentrati quali il cloridrico e il fosforico, ma subisce gli attacchi degli acidi solforico e nitrico concentrati. Resiste agli acidi acquosi, agli alcali, agli alcoli e agli oli (animali, vegetali e minerali), ma alla lunga ha una scarsa resistenza agli agenti atmosferici (a meno che all’ABS non siano stati aggiunti additivi specifici), per cui è non è particolarmente adatto per applicazioni esposte alle intemperie.

… continua a leggere (articolo a pag. 24 – Subfornitura News – Settembre 2016)

Se sei GIA’ abbonato accedi all’area riservata e continua a leggere clicca qui
Se NON sei abbonato vai alla pagina degli abbonamenti clicca qui

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here