Dalla luce al calore attraverso nanoparticelle

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Alcune installazioni che impiegano il concetto sviluppato nel progetto SunShot.
Alcune installazioni che impiegano il concetto sviluppato nel progetto SunShot.
Alcune installazioni che impiegano il concetto sviluppato nel progetto SunShot

Un team di ricercatori della University of California di San Diego ha sviluppato un materiale in grado di catturare la luce solare e di convertirla al 90% in calore. Il materiale di base creato da nanoparticelle può sostenere diversi anni di esposizione esterna anche a temperature che possono raggiungere e superare i 700° Celsius.
Il progetto, chiamato “SunShot” e finanziato dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, è iniziato nel 2010 ed è promosso dall’ex Segretario dell’Energia Steven Chu P.; obiettivo dell’iniziativa trovare una via economicamente efficiente per la produzione di energia solare e capace di competere con le altre fonti di energia elettrica entro il 2020. Sungho Jin, professore di Meccanica e Ingegneria Aerospaziale presso l’università di San Diego, ha creato questo materiale a base di boruro silicio rivestito da nanoparticelle in collaborazione con Zhaowei Liu del dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica e con Renkun Chen del dipartimento di Ingegneria Meccanica. Le qualità uniche del materiale sono dovuti alla sua superficie “multiscala”, che è composta da particelle che vanno da 10 nanometri a 10 micrometri. Queste strutture a forma di trappole riescono a interagire con la luce mantenendo un’elevata efficienza e consentendo al materiale di funzionare a temperature elevate ed evitando una perdita di rendimento globale. L’energia pulita proveniente dal sole (Concentrating Solar Power CSP) e prodotta in tutto il mondo è di circa 3.5 gigawatt. Gli attuali e più tradizionali materiali assorbono le radiazioni solari degradano molto rapidamente, richiedendo la chiusura annuale degli impianti per manutenzione e di fatto impediscono, in quel periodo, la produzione di energia. Il nuovo materiale in grado di durare, senza perdere le sue caratteristiche chimico-fisiche, per molti anni e a temperature elevate sarebbe in grado di produrre energia in modo più efficiente garantendo richieste sempre più crescenti.

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