2014: Nuovi scenari per la meccanica?

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di Stefano Colletta

Avere a che fare con bambini in età scolastica è bello ed utile. Chiunque di noi supporta lo studio di nipoti e/o figli, sa che assisterli, è sinonimo di una buona crescita educativa del bimbo, ma è anche formativo per noi adulti. Si focalizza nuovamente l’attenzione su alcuni concetti. Per esempio si ha modo di ristudiare il significato di “Era Geologica”. Questi altro non è che la suddivisione del tempogeologico in ere geologiche, ognuna di loro compresa tra due estinzioni di massa e caratterizzate sempre da un massiccio sovvertimento dell’ecosistema terrestre. Scompaiono alcune specie viventi e chi sopravvive, diventa dominante. Così, nella nostra era geologica inizia a vedersi la scomparsa di un modo di fare politica e politica industriale e diventa dominante un nuovo approccio all’argomento. Nel rush finale del  2013, si è assistito a diversi colpi di scena nello nostro contesto politico, che interesseranno inevitabilmente il tessuto industriale e il suo sviluppo. Certamente non tutto è compiuto, anzi molta strada è da percorrere, e forse siamo al prologo di un cambiamento dell’ecosistema industriale italiano. Se cosi sarà non ci spaventeranno più il calo dei consumi interni registrati per tutto il 2013,  il lieve calo delle esportazioni, l’eccessiva difficoltà da parte delle aziende di avere accesso al credito, oppure la reale preoccupazione di molti industriali, artigiani, imprenditori di non aver risorse per far fronte al pagamento delle tasse. Non ci  preoccuperemo più dell’aumento della disoccupazione, specie quella giovanile, o della fuga di molti nostri validi “cervelli”, o la richiesta quotidiana di apertura di aziende verso terre più ospitali e più business friendly. Perché sarà l’inizio di una nuova era. Perciò, se da una parte dovremo guardare a Sud verso l’Africa costantemente alla ricerca dei manufatti della nostra meccanica, dall’altra si assiste al ritorno in casa di alcune importanti produzioni manifatturiere, per la maggiore qualità delle nostre aziende di produzione e di subfornitura e per le difficoltà oggettive nella gestione del processo di delocalizzazione. Il fenomeno di reshoring o backshoring, non è nuovo per il settore manifatturiero e per l’Italia. La nostra nazione è tra i paesi europei, quello maggiormente interessato da questo fenomeno di ritorno a casa. Tra tutti i comparti, la meccanica agricola è stata protagonista di questo ritorno. Grosse aziende italiane che preferiscono chiudere stabilimenti in Francia o in Gran Bretagna per investire a Reggio Emilia. Siamo bravi allora. Quindi, riprendiamo a gestire dal punto di vista industriale e commerciale il mediterraneo, oggi insieme al Qatar e agli Emirati Arabi Uniti, ma al contempo elaboriamo strategie industriali, economiche e finanziare, private e pubbliche, per aiutare lo sviluppo di grandi imprese italiane, per supportarle nella possibilità di concorrere alle grandi opere che una buona parte del mondo deve affrontare, veri motori del business. Affianchiamo alla vendita dei nostri prodotti alimentari e fashion, le grandi opere o gare internazionali che tanto trainano diversi comparti metalmeccanici e conquistiamo un posto tra i grandi global player.

Voi cosa ne pensate?

 

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